Incontro GdL 18 giugno 2019

CESARE PAVESE

La bella estate

Il primo romanzo breve, che dà il titolo all’opera, fu scritto da Pavese tra il 2 marzo e il 6 maggio del 1940 ed era inizialmente intitolato “La tenda”. Quella del 1949 fu la prima pubblicazione.

«A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e attraversare la strada, per diventare come matte, e tutto era bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che succedesse qualcosa, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all’improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare fino ai prati e fin dietro le colline…»

Ginia è una giovanissima operaia in un atelier che proviene dalla campagna e vive con il fratello Severino che fa l’operaio del gas. Di carattere gioioso e fiducioso diventa amica di una ragazza più grande di lei, Amelia, che lavora come modella per alcuni pittori e che la convince a frequentare l’ambiente artistico della città. Amelia, che è attratta fisicamente da Ginia e nello stesso tempo è invidiosa della sua semplicità e gioia di vivere, la invita nello studio di un pittore, Guido, di cui si innamora e a cui infine si concede. Ginia è felice perché pensa che Guido la ami e di aver così coronato il suo sogno. Amelia intanto, che continua a fare proposte ambigue alla ragazza, le confida di essere ammalata di sifilide che non ha contratto da Rodriguez, lo strano tipo che frequenta lo studio di Guido, ma da una donna.

Assai presto Ginia si accorge che Guido la trascura e preferisce stare in compagnia degli amici e di Rodriguez e ne soffre.
Un giorno, dopo aver visto Amelia posare per Guido, gli dice che vuole posare per lui nuda non sapendo che l’amico Rodriguez guardava la ragazza da dietro una tenda che divideva il letto dallo studio. Quando egli all’improvviso apre la tenda, Ginia, tutta spaventata e piena di vergogna, fugge dalla casa dopo aver ascoltato le parole dette da Guido ad Amelia e all’amico: “Lasciala stare, è una scema”.

«Quando fu sola nella neve le parve di essere ancor nuda. Tutte le strade erano vuote, e non sapeva dove andare… Si divertiva a pensare che l’estate che aveva sperato, non sarebbe venuta mai più. Perché adesso era sola e non avrebbe parlato mai più a nessuno ma lavorato tutto il giorno.»

Ginia alla fine accetterà la compagnia e le premure di Amelia, mettendo una pietra sopra i suoi sogni di una bella estate.

«E mentre Ginia cercava di sorridere, continuò: “Sono contenta perché questa primavera sarò guarita. Quel tuo medico dice che mi ha preso in tempo. Senti, Ginia, al cinema non c’è niente di bello” “Andiamo dove vuoi” disse Ginia “conducimi tu”.»

Incontro GdL 14 maggio 2019

Vanessa Roggeri, “Il cuore selvatico del ginepro”, 2013 Garzanti

Molto triste, ma anche molto reale questo romanzo di Vanessa Roggeri che racconta un’antica storia di donne, dove riti e credenze millenarie, paure e superstizioni condizionano la vita della protagonista  Iannetta Zara e cercano di distruggerla. La colpa della  bambina è di essere nata settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta, marchiata indelebilmente come coga, strega.

“… a lei e alle sue sorelle era stato fatto ferreo divieto di avvicinarsi all’ultima nata … In realtà anche Jannetta sembrava comprendere che oltre un certo limite non era consentito a ndare e perciò studiava le sorelline di nascosto, specie quando stavano con mamma Assunta per imparare a leggere e scrivere”.

Nella Sardegna della fine dell’Ottocento le cogas era destinate ad essere uccise la notte stessa della nascita e così ha deciso la famiglia, ma la primogenita di dieci anni, Lucia, istintivamente salva quella neonata che sente come sorella e la riporta a casa, decidendone così il destino. Sopravvissuta alla prima notte non può più essere uccisa, ma comincia qui la sua vita di emarginata, odiata e temuta in tutto il villaggio di Baghintos per sue presunte capacità di portare disgrazie e malaugurio

 “…Pareva invecchiata di colpo Jannetta, scivolata in un limbo che ne confondeva gli anni. Abiti logori e piedi nudi, prese a muoversi lentamente … Lucia si sforzò di sorriderle e il contrasto tra la sua bellezza e la bruttezza della sorella si rivelò davvero cosa assurda e rara. Quale scherzo bizzarro aveva giocato la natura nel loro caso!” .

…perché J

annetta oltre che maledetta dalla sua nascita era “brutta e cattiva”, brutta e quindi cattiva…quindi una strega…..

A lei vengono imputate le sciagure, le malattie e le morti in famiglia, i rovesci di fortuna: Jannetta cresce senza cure né affetto, come una selvaggia, perseguitata dalla stessa madre e dalle sorelle. Solo Lucia cerca di proteggerla e alla fine la salverà.

Le superstizioni  non sono purtroppo solo retaggio di antiche leggende. Ancora oggi nei nostri paesi cosiddetti avanzati sopravvivono ancora alcune forme di credenze devianti che funzionano come sistema di controllo della società sugli individui e che catalizzano le paure collettive su qualcuno che è altro da sé, o comunque “diverso”. Ancora un modo per descrivere le millenarie violenze perpetrate sulle donne: come spesso purtroppo non sono perpetrate solo dagli uomini, ma dalle stesse donne che sono doppiamente vittime di inganno e credenze millenarie.

(Tiziana Vigano)

Domenica 14 aprile 2019 ore 17.30

MILLEVOLTI: la mostra che caratterizza il mese dedicato alla Giornata internazionale della Donna al Museo Nori De’Nobili di Trecastelli

Il Museo Nori De’Nobili di Trecastelli inaugura sabato 9 marzo 2019, alle ore 18.30, la mostra “MILLEVOLTI – nove artisti reinterpretano le opere di Nori De’Nobili”, a cura di Simona Zava.La nuova proposta del museo “tutto al femminile” e del Centro Studi sulla Donna nelle Arti Visive Contemporanee è realizzata in occasione del mese in cui si celebra la Giornata internazionale della donna.L’esposizione ha come protagonisti nove artisti appartenenti al territorio marchigiano che, attraverso rielaborazioni fotografiche, video e scultura hanno delineato nuovi racconti, nuove opere, nuovi linguaggi, rendendo omaggio alla figura di Nori De’Nobili, sia come donna che come artista.Un nuovo progetto che ospiterà, nelle sale del Centro Studi, le opere delle fotografe dell’Associazione Io Fotoreporter Donna: Patrizia Lo Conte, Anna Mancini, Anna Mencaroni, Letizia Palazzesi, Stefania Piccioni, Stefania Ronchini e Susan Vici. Ci saranno inoltre lo scultore Leandro Memè e l’artista Alfonso Napolitano.La mostra è stata realizzata specificatamente per il Museo di Trecastelli e sarà un percorso molto suggestivo e affascinante tra nuove reinterpretazioni della pittrice cui il museo è dedicato.L’appuntamento con MILLEVOLTI è quindi fissato per sabato 9 marzo 2019, alle ore 18.30, con il vernissage che vedrà la presenza degli artisti.L’esposizione è promossa dalla Città di Trecastelli e dal Museo Nori De’ Nobili, in collaborazione con il Musinf di Senigallia e ha il patrocinio della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche. L’ingresso e le visite guidate, per singole persone e gruppi, sia alla mostra che al museo, sono gratuiti.

Incontro GdL 16 aprile 2019

«Alla fine, ognuno di noi s’innamora di chi ci guarda per un attimo e poi ci sfugge per sempre.»

Il tempo del vero amore è scandito dalla fugacità o dall’eternità? È questo il dilemma davanti a cui ci fa riflettere Luca Bianchini, prima ancora di iniziare il viaggio-lettura tra le pagine del suo nuovo libro. Con So che un giorno tornerai (Mondadori), però, lo scrittore torinese ci regala la speranza. Quella che resta dopo la fine di un grande amore o quando si desidera così tanto che qualcuno torni a far parte della propria vita, o meglio ancora che ci resti in un utopico “per sempre”. In questo romanzo sulla ricerca delle origini, sulle occasioni inaspettate e sulla nostalgia di un passato che spesso sarebbe bello cancellare e riscrivere, l’unica certezza resta la famiglia. Anche se allargata, confusa, insolita.

«Va bene, ma mia madre è strana, non è come tutte le altre. Per cui non so se riuscirei a vivere sempre con lei.»

La piccola Emma è figlia di un sentimento forte, quello tra Angela e Pasquale, innamorati a Trieste alla fine degli anni Sessanta. Lei ha vent’anni quando diventa madre, lui è un “jeansinaro” calabrese (un mercante di jeans), già sposato e pronto a riconoscere il neonato solo se maschio. Ma il destino porta una femminuccia e l’uomo scappa in fretta dalle sue responsabilità. Angela, dal canto suo, è una giovane donna inquieta che affida la bambina alla sua famiglia per trovare la sua strada, lontano dalla sua città e da tutto quello che le ricorda il passato. Così Emma cresce con i Pipan – un nonno devoto al dominio austriaco e una nonna che prepara sontuosi piatti della tradizione triestina –, circondata dall’affetto di quattro zii e con la stramba idea di vivere comportandosi come un maschio, quello che suo padre avrebbe tanto voluto. Anticonformista e libera, proprio come quella “strana” madre che le ha dato i natali, diventerà madre anche lei e cercherà di essere felice, ritrovando quella famiglia che, nonostante tutto, non l’ha mai abbandonata.

«Non puoi essere triste se sei mamma, le ripeteva Nerina. Noi possiamo darti una mano, ma dipende tutto da te.»

Ancora una volta, Luca Bianchini racconta la storia di un nucleo familiare. Lontano dal sole e dal mare pugliese a cui ci aveva abituato con Io che amo solo te, dai magici parchi londinesi di Dimmi che credi al destino, dalla “sua” Torino industriale di Nessuno come noi, lo scrittore raggiunge i confini estremi dell’Italia e ci porta a Trieste: una città fredda nel clima ma non nei legami, che sanno essere veri e veraci. Angela ed Emma sono madre e figlia, eppure i loro ruoli spesso si confondono, alla ricerca dell’amore e della serenità. Pasquale è il padre-codardo che non ha voluto riconoscere una bambina perché femmina, è il compagno che non ha avuto il coraggio di seguire il cuore, restando intrappolato nelle sue convinzioni di uomo del sud. E poi ci sono i Pipan, i membri di una famiglia che tutti vorremmo, presenti qualunque cosa accada, pronti a riunirsi attorno a un tavolo e a non far mancare la propria presenza, che sia in un abbraccio o nel rispetto di scelte di vita quasi azzardate, ma così naturali da sembrare giuste.

«Forse la vita non era solo male. A volte le cose girano, e girano a tuo favore.»

L’autore ci racconta delle occasioni perse, dei rimpianti di una vita, di quegli amori mai iniziati per davvero che fanno male più del dovuto. Una scrittura intima, diretta, che segue gli imprevisti. Come la vita stessa. Non stupisce che i suoi romanzi diventino poi dei film: in fondo, le pagine di un libro, come la pellicola sul grande schermo, restano il miglior modo per raccontare la quotidianità di tutti, senza restrizioni e confini.

«So benissimo cosa dico, e per una volta fidati di me. Non vorrei discutere ma voglio che tu sappia questo: io ti ho amato per come ho potuto mettendoci tutto il mio impegno…»

Angelica Sicilia

Immagine

Sabato 16 marzo 2019 Ripe di Trecastelli

Ph Patrizia Lo Conte


Ph Alfonso Napolitano

Comunicato stampa

A Trecastelli sabato la presentazione di un volume dedicato all’universo al femminile

Sabato 16 marzo 2019, alle ore 17.30, la Biblioteca Comunale della Città di Trecastelli, che si trova presso il Villino Romualdo, ospiterà la presentazione del volume AL FEMMINILE II edizione 2018, a cura dell’Associazione Monte Porzio Cultura. La pubblicazione mette in risalto l’universo al femminile con racconti, poesie, disegni, immagini e pensieri di autrici locali e nazionali.  L’incontro sarà inoltre animato da letture e interpretazioni di scritti, cui prenderanno parte anche alcune delle autrici del libro. L’evento sarà un’occasione per indagare e riflettere sulla sfaccettata dimensione della creatività al femminile, in modo molto coinvolgente. La presentazione del volume AL FEMMINILE II edizione 2018 è promossa dal la Città di Trecastelli e dalla Biblioteca Comunale. La partecipazione all’evento è a ingresso libero.

Per Informazioni: Ufficio Turistico –Villino Romualdo- Piazza Leopardi, 32 loc. Ripe – Trecastelli (Ancona); tel. 071. 7957851 – trecastelliufficioturistico@gmail.comwww.trecastelliturismo.it

Incontro GdL 19 marzo 2019

 I protagonisti della storia sono un padre ed un figlio, i quali nell’arco di due soli giorni avranno modo di affrontare i nodi irrisolti del loro rapporto, che nel corso degli anni è stato tutt’altro che semplice. Il primo perso-naggio che Carofiglio ci fa conoscere è quello di Antonio, che da quando era ragazzo si è dovuto confrontare con l’epilessia idiopatica ed anche con il fatto che i propri genitori, entrambi insegnati, si sono separati. Il padre è non solo un insegnante abbastanza noto in città, ma anche un matematico di una certa importanza, mentre la madre è una insegnante di lettere, completamente assorbita da quello che è il suo lavoro. Un giorno il padre, constatando come la malattia sia ormai difficile da gestire, decide di recarsi con Antonio a Marsiglia: qui è infatti di stanza il Dottor Gustaut, uno dei maggiori esperti a livello internazionale per quanto riguarda la malattia con cui Antonio si trova quotidianamente a dover fare i conti. La visita a cui Antonio viene sottoposto ha un esito positivo, visto che il ragazzo ha modo di tornare a vivere una esistenza praticamente normale in ogni aspetto. Il tempo passa e nei tre anni successivi le cose sembrano andare nel migliore dei modi. Si arriva così al 1983: a tre anni dalla visita che ha cambiato in meglio la vita del ragazzo, il padre ed il figlio, con quest’ultimo ormai diciottenne, tornano a Marsiglia per quello che è il consulto decisivo: Antonio infatti potrebbe sentirsi dire che la guarigione è ormai realtà oppure che la terapia a cui si è sottoposto per tre anni deve continuare. Antonio sembra essere guarito, ma il Dottor Gustaut per avere la certezza che la malattia sia ormai stata sconfitta, decide di fargli sostenere un esame che il mondo della scienza ha però da tempo inserito tra quelli non solo sconsigliati, ma addirittura vietati, ovvero la “prova da scatenamento”. Padre e figlio dovranno rimanere svegli entrambi per 48 ore consecutive, il tutto senza che Antonio possa prendere le proprie medicine e senza l’ausilio di un sonno ristoratore di tanto in tanto, per evitare il quale i due dovranno prendere dei farmaci specifici che inibiscono il sonno. Questa particolare situazione porterà padre e figlio ad avere un dialogo che in passato non hanno mai avuto, a causa dei loro caratteri così diversi e della situazione familiare, che ha inciso profondamente sul rapporto che Antonio ha negli anni instaurato con entrambi i genitori. Le 48 ore passano veloci e lentamente allo stesso tempo e al loro scadere il lettore ha modo di scoprire se effettivamente Antonio è guarito, mentre i due protagonisti principali, padre e figlio, potranno iniziare un nuovo rapporto, su basi totalmente diverse e più solide, grazie al fatto di aver messo a nudo le proprie fragilità e aver gettato i semi per risolvere i propri contrasti.

Questo nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio si caratterizza, così come per quasi tutti i suoi lavori precedenti, per una narrazione in prima persona. In questo caso la voce narrante è quella di un Antonio ormai adulto, che rievoca quel momento della sua vita così importante. Le novità, rispetto alle altre opere di Carofiglio sono essenzialmente due: la prima riguarda l’ambientazione della storia, perché la scelta di una città estera e nello specifico di Marsiglia come luogo dove si svolgono la maggior parte delle vicende èè senza dubbio originale e a suo modo audace. La seconda concerne invece lo stile stilistico adottato, perché Carofiglio, rispetto ai suoi libri precedenti, mostra la volontà di voler cambiare alcuni aspetti del suo modo di scrivere, senza però volersi snaturare. Il risultato di questo tentativo di rinnovamento è un libro senza dubbio scorrevole e leggero, come tutti i libri precedenti dell’autore, ma con il tentaivo di adottare uno stile più sintetico, che ceda meno il passo alle digressioni psicologiche che sono comunque presenti e che contribuiscono a rendere quest’opera interessante, anche per le riflessioni a cui il lettore viene portato.

Ovviamente sono diversi i passi che colpiranno il lettore. Tra i tanti che si potrebbero citare qui ne va ricordato uno, in cui l’autore mette a confronto la complessità della matematica con quella della vita, in un passaggio decisamente ironico, dove il padre di Antonio afferma che “Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita“. In conclusione, Le tre del mattino va senza dubbio letto da coloro che apprezzano Carofiglio fin dai tempi dei romanzi con protagonista l’avvocato Guerrieri, ma anche da chi non si è mai approcciato ad un suo romanzo.

Incontro con l’Autore – venerdì 1 marzo 2019

Alcune foto dell’incontro

Pubblico qui di seguito una parte dell’incontro.

Franco Casadidio, origine marchigiana, almeno per quanto riguarda il cognome. Ha scritto tre libri; in ordine “Quando arriverà la primavera”, “L’impronta del diavolo” e l’ ultimo quello che presentiamo oggi “Il volo del canarino”.
D.  Presentati per chi non ti conosce
R. Lavoro in una segreteria scolastica, tutt’altro lavoro rispetto alla scrittura, la scrittura è una passione, il piacere di scrivere ritagliandomi degli spazi durante la giornata principalmente la sera quando la casa è tranquilla, quando tutti dormono, io mi metto a scrivere.
È una passione da sempre, diciamo fin da ragazzo, prima quello che scrivevo restava chiuso in un cassetto, poi ad un certo punto mi sono detto che così non li avrebbe letti mai nessuno, ho provato con il primo libro “Quando arriverà la primavera”, una raccolta di cinque racconti. Una esperienza piacevole con un buon riscontro, quindi ho scritto il secondo, un libricino, “L’impronta del diavolo” e poi l’ultimo che mi ha permesso di coniugare il piacere della scrittura e quello per la storia perché è comunque un romanzo storico in un contesto che mi appassiona particolarmente.
D. In questo libro dimostri una buona conoscenza della storia della Germania
R. Esatto, questa conoscenza deriva dalla passione che ho per la Germania in quel periodo storico, c’è la passione per la storia in generale e per alcuni periodi, in particolare quello che va dalla prima guerra mondiale fino alla seconda, proprio quello in cui è ambientata la storia.
D. Hai avuto qualche problema durante la presentazione del libro visto il periodo storico interessato e il periodo che stiamo vivendo
R. L’unico problema è che ogni tanto c’è qualcuno che prova a tirare la giacca e trasportare quello che è successo in quel periodo con la situazione attuale italiana e in Europa. Io non amo paragonarli soprattutto perché sono profondamente diversi e poi perché questo è un libro, non è neanche un libro di storia, è un romanzo d’amore, una storia d’amore qualsiasi dove i due protagonisti hanno avuto la sfortuna di vivere in un periodo storico e in un paese che ha vissuto una situazione particolare.
Nello scrivere il libro non c’è stata nessuna intenzione politica, ognuno ha le sue convinzioni, le sue idee politiche, su quello che è successo allora e su quello che succede oggi. Io cerco sempre di non fare paragoni.
D. L’episodio che descrivi nel libro di quando Lui diventa il capo del campo di concentramento e aiuta la protagonista a fuggire, può essere reale?
R. Non penso perché non ho mai avuto informazioni del genere, è vero che ci sono stati alcuni tedeschi che hanno aiutato gli ebrei a fuggire, questo si, il resto è solo romanzo.
D. Perché questo titolo
R. Perché dà una certa speranza nel futuro e poi il canarino vola verso ovest e Sara quando fugge dal campo di concentramento va verso ovest. Mi piaceva l’idea che il volo del canarino, il volo della speranza va verso ovest così come la fuga di Sara è una fuga di speranza per salvarsi da quello che era il suo destino, sempre verso ovest.

COMUNICATO STAMPA
Venerdì 1 marzo 2019, alle ore 21, nella sala Consiliare del Comune di Monte Porzio (Viale Cante 10) PU, l’associazione Monte Porzio cultura e il Gruppo di Lettura “le parole”  nell’ambito della manife-stazione “m’illumino di meno” incontrano Franco Casadidio per parlare del suo ultimo libro “Il volo del canarino”.

L’opera racconta la vicenda umana e sentimentale dei protagonisti: Jürgen, rampollo di una famiglia dell’aristocrazia Bavarese nonché ufficiale delle SS e Sara, ebrea per parte di madre, discriminata e perseguitata in base alle leggi di Norimberga varate da Hitler nel 1936.
Dalla firma della resa tedesca nel 1918 alla crisi del ’29; dai primi anni del movimento nazista alla presa del potere nel gennaio del 1933. Dalla “notte dei lunghi coltelli” a quella dei “cristalli”; dai tentativi di assassinare Hitler fino alla disfatta finale, passando attraverso la Conferenza di Wannsee e l’assassinio di Heydrich, ogni episodio, raccontato con precisione storica, vede partecipi a vario titolo i protagonisti del romanzo, in un’avvincente narrazione che si concluderà solo a metà degli anni ’80.
Non è un libro politico, è semplicemente un bellissimo romanzo ambientato in Germania. In mezzo c’è stato il nazismo, è vero, e i protagonisti lo vivono e lo subiscono in pieno.

Info 0721956000 monteporziocultura@ monteporziocultura.it
Ingresso libero

Incontro GdL 26 febbraio 2019

 


In questo romanzo, in particolare, la ricostruzione storica è quanto mai attenta,  rigorosa, accurata anche nei minimi particolari e approfondita dal punto di vista psicologico ed emo tivo sia per quanto riguarda il destino dei singoli che per quanto attiene alla sorte della collettività.  Il libro è ambientato in Germania, come il precedente romanzo dell’autore; si parte dalla fine della prima guerra mondiale, dalla firma dell’Armistizio nell’Autunno del 1918 e dai trattati di pace che le nazioni vincitrici (la Francia in particolare) imposero ai paesi sconfitti. Il panorama storico che emerge è quello di una Germania profondamente segnata, umiliata e prostrata dalla crisi post-bellica che, come documentano molti storici (cito soltanto il saggio di R. Gerwart: “La rabbia dei vinti”, Laterza, 2017) gettò le basi di un forte desiderio di rivincita, oltre ad un senso di ribellione ed ingiustizia per le forti misure punitive che erano  imposte alla nazione. In questo clima si inserisce anche una profonda crisi sociale, politica, istituzionale e, soprattutto economica che coinvolse tutte le classi sociali determinando la nascita di formazioni estremiste, di destra e di sinistra, e l’ascesa del partito nazionalsocialista, fondato da A. Hitler che, nel volgere di pochi anni, avrebbe trascinato l’Europa e il mondo in una guerra planetaria tra le più violente e distruttive della storia.


Su questo drammatico scenario storico si inserisce la complessa vicenda umana e sentimentale  dei protagonisti: Jürgen e Sara, due giovani originari della Baviera dei quali l’autore narra la storia dagli anni dell’infanzia, nel primo dopoguerra, agli anni ’80. I due protagonisti  verranno coinvolti nei drammatici eventi che si verificarono in Germania dopo la sconfitta nella Grande Guerra. Jürgen tipico rappresentante dell’aristocrazia tedesca e della razza ariana, Sara di origine ebraica appartenente ad una famiglia amata e rispettata da tutti.


Le loro vite saranno profondamente segnate dall’ascesa al potere e dalla politica di Hitler, in particolare, dalle leggi razziali ed antisemite di cui Sara diventerà una delle tante vittime. Jürgen, invece, inizialmente convinto sostenitore della ideologia del nazionalsocialismo di Hitler e della necessità della rivincita del popolo tedesco, arriverà, attraverso un difficile percorso interiore fatto di dubbi ed incertezze,  ad una decisa e convinta presa di coscienza degli orrori della politica del Reich fino alla epifania finale che lo porterà ad un sofferto ripensamento critico delle sue convinzioni e delle sue azioni da colonnello delle S. S. accettando con dignità e autentico desiderio di riscatto di pagare per le sue colpe e i per suoi errori. Sara, la protagonista femminile, rimarrà sempre salda nelle sue convinzioni antinaziste e tra i due sarà lei a dimostrare maggiore forza  e fiducia nel futuro; resterà accanto a Jürgen con coraggio e con un amore che sa capire e perdonare senza mai dimenticare un passato in cui hanno rischiato di perdersi e, soprattutto, sono stati testimoni degli orrori e della violenza che gli uomini possono fare ad altri uomini, come testimoniano le parole di Jürgen nella conclusione del romanzo: “L’unico aspetto positivo, almeno così spero, è che tutti quei milioni di individui non siano morti invano ma che il loro sacrificio sia un monito  per il futuro affinché certe cose non avvengano mai più…”

Incontro con l’Autore MATTEO CELLINI


* Matteo Cellini, insegnante e scrittore, parli un po’ di te

+ Sono di Urbania, ho sempre vissuto lì e insegno nelle scuole medie. Quando ero ragazzo non scrivevo e non ero neanche un buon lettore. In 5^ liceo è cambiata l’insegnante di lettere, devo a lei il fatto di aver aperto lo ‘scrigno’. Mi sono iscritto a lettere e ho iniziato a leggere sia per l’università sia per gusto personale e in seguito ho iniziato anche a scrivere. Il primo romanzo “Cate e io” l’ho scritto nel 2010/2011 quando avevo già superato i trenta anni. Da quel momento ho sempre continuato a scrivere, quello che presento oggi è il mio terzo lavoro editoriale.

* Come è nata l’idea dei bambini in attesa sulle nuvole

+ L’dea è originale anche se poi, in tanti mi hanno scritto (soprattutto le mamme) dicendo che è un’immagine che hanno utilizzato con i figli quando veniva chiesto da dove provenivano, e loro molte volte hanno trovato l’immagine della loro presenza sulle nuvole. In realtà questo libro è una costola di un lavoro molto più grande in cui volevo raccontare di bambini reali, di adolescenti. Volevo raccontare di come vedevano loro dalle nuvole la storia dei propri genitori, di come si erano conosciuti e poi innamorati. L’editor, la persona che si occupa di seguire lo scrittore nella stesura del libro, mi ha detto «io l’ho letto e mi ha colpito soprattutto quella parte lì e vorrei provare con te a svilupparla». Io avevo scritto tutte altre cose, lui mi ha convinto, ho lasciato il resto a riposo e ho lavorato solo su questa idea.

* Nel libro parli molto di matrimonio, di famiglia

+ Quando il libro è uscito, la prima recensione l’ha fatta Famiglia Cristiana a tutta pagina descrivendolo come esaltazione della famiglia tradizionale, della vita. Io in realtà non avevo avuto questa idea quando l’ho scritto, ho semplicemente raccontato la storia di questi bambini che volevano nascere e basta.

* L’idea del viaggio

+ Qui ho voluto parlare della fiaba del viaggio, si parte per tornare diversi da quando si è partiti, superando delle prove, scegliendo dei luoghi che poi si desidera visitare una volta nati. In realtà il desiderio di nascere in Europa è condiviso da tutti, mi piaceva però raccontare cosa succedeva quando siamo nelle nuvole in una zona di guerra o dove c’è la povertà, qui il desiderio di nascere si affievolisce perché la situazione di sotto è peggiore di quella di sopra. Ho cercato di accentuare la colpa non dei bambini ma di chi sta sotto, non voler nascere per chi vuole nascere è questo il problema importante.

* È un libro che può o viene letto nelle scuole

+ È un libro particolare, è principalmente per adulti. Chi l’ha preso per una fiaba, quando ha letto il finale l’ha ritenuto un colpo basso. Si tratta solo di una pagina, basta spostare un po’ le parole o tagliarla per avere un finale più coerente con le fiabe. Magari per una scuola media, basterebbe leggere solo alcuni brani che possono parlare di bambini africani o di altro. Secondo me è un modo di raccontare cosa c’è di sotto da un punto divista diverso che può essere significativo. In fondo è un libro per adulti ‘ma’, per bambini ‘ma’, praticamente per entrambi ‘ma’. Gli unici che non possono essere interessati sono gli adolescenti perché le domande che essi si pongono sono diverse da quelle di cui si parla nel libro.

Venerdì 8 febbraio ore 21.00 Sala Consiliare

Comune di Monte Porzio (PU) Viale Cante 10

COMUNICATO STAMPA
Venerdì 8 febbraio 2019, alle 21, nella sala Consiliare del Comune di Monte Porzio (Viale Cante 10)PU, l’associazione Monte Porzio cultura e il Gruppo di Lettura “le parole” incontreranno” Matteo Cellini per parlare del suo ultimo libro “I segreti delle nuvole” (Bollati Boringhieri 2018, pag. 143).

Matteo Cellini è un insegnate di scuola media e autore di libri, quello che vene presentato è il suo terzo lavoro. In questo volume dà una visione tutta sua sulle nuvole. Nelle Sacre Scritture sono il trono di Dio (come si può vedere in molti quadri di pittore famosi) mentre nella mitologia Greca la nuvola rappresenta il sapere.
Per gli scrittori hanno sempre esercitato un fascino unico.
Matteo ci racconta che là, sopra quei soffici cuscini ci sono dei bambini che aspettano di nascere. Tutti siamo stati lì in quella soffice sala d’attesa anche se poi lo abbiamo dimenticato.
Il protagonista racconta del tempo che ha passato a guardare quello che accadeva sulla terra mentre aspettava di essere “chiamato” nella sua casa nella città di Urbania tra le verdi colline marchigiane.

Info 0721956000 monteporziocultura@ monteporziocultura.it
Ingresso libero