Vorrei cominciare la nostra intervista/presentazione dall’immagine di copertina del libro “Dalla mia casa non si vedeva il mare”, abbiamo la persiana aperta su un paesaggio collinare distante coperto da una foschia molto significativa perché questo paesaggio appare quasi irreale della stessa consistenza dei sogni e/o che ci riporta al tema del libro.

Qual è il rapporto con la memoria

Il rapporto che abbiamo con la memoria è complesso.

Questo è un libro pieno di assenze e di fantasmi perché la storia di zia Dora, la storia che si svolge nel presente, questo pranzo, questo invito a pranzo è in realtà il sottile filo che lega insieme l’ondata di ricordi che unisce tutti i personaggi che popolano il romanzo.

Sono quattro nipoti, la zia, la badante, il pranzo è un modo per fare i conti, per ciascuno di questi personaggi, con vita attuale, il che vuol dire fare i conti con quello che si è lasciato alle spalle, con ciò che è risolto e con ciò che è irrisolto. Il rapporto con la memoria è un rapporto un po’ complicato, da un lato perché la memoria permette di costruire la nostra esistenza, noi mettiamo insieme delle cose, le scegliamo nel costruirci la memoria e così fanno i personaggi, ciascuno seleziona le cose che vuole ricordare o che non vuole ricordare perché quello che uno mette insieme è il tessuto su cui costruisce la propria esistenza che giustifica ciò che è in quel momento.

Poi c’è il ricordo che arriva involontario e che riscatta un pezzo vero di passato anche quando questo passato si manifesta come doloroso.

Paul Auster scrive che “la memoria è l’unico luogo dove possiamo far accadere le cose una seconda volta” e quindi la memoria diventa la possibilità di ridare, per un attimo, vita a chi non c’è più, ripensare sul destino di qualcuno che si sarebbe voluto diverso e invece non è stato.

È una cosa con cui questi quattro nipoti fanno i conti in modo molto diverso. Quattro sono i nipoti e quattro sono le relazioni tra di loro e con il loro passato che va da chi sente il bisogno e il desiderio di ritrovare qualcosa cercando di ricucire, riscattare un rapporto con la madre; chi torna nella speranza di ritrovare, riscattare un pezzo del passato in particolare ritrovare la traccia della presenza del padre.

C’è chi considera il passato come morto quindi da non recuperare e c’è chi del proprio passato ha le ragioni del dolore presente e fare i conti con il passato vuol dire continuare a tenere aperta una ferita che non si è mai sanata.

Ciascuno dei personaggi ha un rapporto abbastanza complicato con la memoria e con questa casa in quanto casa della memoria di cui Dora è un po’ la vestale, quella che cerca di tenere vivo il racconto e di tenere aperto un legame tra il prima e l’adesso.

La casa.

Possiamo definire la casa come un organismo vivente, le tracce del passato le porta impresse nei luoghi; è vero che la casa porta le tracce delle esistenze che l’hanno riempita ma è anche vero il contrario, nel momento in cui i corpi che l’hanno riempite non ci sono più, persone e oggetti, questi luoghi perdono di senso. Non siamo più in grado di riconoscerli come nostri.

È abbastanza normale che noi diamo importanza ad un luogo che ci ricorda un’esperienza significativa, incarna per noi una persona che è stata significativa, è vero che il luogo porta la traccia ma è anche vero che quando si torna nel luogo che aveva la traccia e quella cosa che lo riempiva non c’è più si avverte una sensazione di vuoto profondissima e talvolta anche di tradimento, di qualcosa che non ha restituito qualcosa che si cercava.

La casa di Dora è una casa collocata in un tempo di mezzo e in un luogo di mezzo. Di un tempo di mezzo perché ha raccolto la generazione che precede la generazione dei genitori che è emigrata dalla collina dopo la guerra, quindi contiene la generazione di mezzo rispetto alla generazione attuale dei nipoti. Un luogo di mezzo perché è in una città di mare ma non è il mare, la ferrovia lungo la costa taglia la zona in due parti, la marina con gli alberghi, la vita del lungomare popolato di turisti, e poi al di qua della ferrovia la periferia, una periferia in divenire, una periferia cantiere con i campi incolti e al tempo stesso edifici che spuntavano come funghi.

Questa casa è una casa di mezzo tant’è che sulla pagina iniziale si dice che sul davanti c’è un giardino che segna il riscatto di questa gente contadina e il desiderio di migliorarsi, alle spalle della casa c’è l’orto perché le radici si portano dietro. È un luogo che non è entrato ancora nella storia, la storia è il mare quello che diventerà l’economia dei grandi numeri e poi c’è il mito, quella terra contadina che rimane il luogo quasi leggendario.