<< La donna singolare non esiste. Se è in casa, sta con i figli, se esce va in chiesa o al mercato o ai funerali, e anche lì si trova assieme alle altre. E se non ci sono femmine che la guardano, ci deve stare un maschio che la accompagna. Io una donna femminile singolare non l’ho vista mai.>>

Tutto parte da Vera Gheno.

Dal fatto che la grammatica può modificare la vita delle persone; che una rideterminazione del femminile si possa pensare anche a partire dall’uso delle parole.

Perché il femminile singolare esiste, dipende solo da noi poi applicarlo.

Perché se è contemplato su un piano linguistico, per quale motivo non dovrebbe esserlo anche in ambito sociale?

Dopo il “Treno dei bambini” Viola Ardone torna a raccontare una storia forte, che è non è solo il racconto di una vita ma anche quello di un tratto della nostra storia recente: della Sicilia degli anni ‘60 e dell’abrogazione degli articoli 544 e 587 del Codice penale, quelli relativi al matrimonio riparatore e al delitto d’onore.

Oliva Denaro è meno immediata del piccolo Amerigo, ma è comunque un personaggio che conquista per la forza e il coraggio nel sottrarsi ad una condizione che lo vuole subalterno.

Perché lei non vuole essere donna, se questo significa obbedire, tenere la testa bassa e non sorridere perché un sorriso equivale a un sì; se significa non avere un’istruzione, se essere donna significa essere come una brocca e chi la rompa se la piglia.

La sua è una storia di formazione, di emancipazione, di affermazione di se stessa e quindi di (ri)apertura alla vita.

Una vita in cui l’ultima parola non deve aspettare ad altri se non a lei, a costo di mettere in discussione i fragili equilibri su cui si basa un’intera società.

E la sua voce si fa sentire, dapprima timida poi sempre più consapevole del suo spazio nella storia.

Esattamente come Amerigo, anche Oliva accompagna il lettore per mano in una vicenda avvincente ed istruttiva insieme.

In fondo penso sia proprio questo il punto di forza della Ardone: inventare delle storie che forse così inventate non sono, e inserirle poi in una cornice assolutamente concreta.

Forse non saranno vere, queste storie, almeno non alla lettera, ma sicuramente sono verosimili.