Il libro di Matteo Cellini racconta di una ragazza di quasi diciotto anni che vive in un piccolo paese, Urbania. Cate è un’adolescente come tante ma si sente diversa: è grassa, anzi obesa e la sua vita, giorno dopo giorno, è contrassegnata da questa sua difformità. Si sente uguale agli altri solo tra le mura di casa poiché i suoi familiari sono, come lei, di costituzione robusta. Ma anche nell’ambiente domestico Cate non è serena: porta dentro di sé quelle angosce tipiche di chi non si sente come gli altri. Così, per uscire e affrontare il mondo, diventa come un supereroe, anche se triste e si trasforma in Cater-pillar , Cate – bomba e cerca di dimenticare la propria identità. Le sue angosce si acuiscono mano a mano che si avvicina il giorno del suo diciottesimo compleanno: come affrontarlo? Per Cate è un’impresa impossibile perché lei è convinta che per gli obesi sia normale e quasi d’obbligo essere presi in giro dalle persone meno robuste ed è certa, quindi, che anche la festa in suo onore si trasformerà in una farsa. In classe qualcuno le è veramente amico ma lei non crede a questi rapporti poiché non si fida di nessuno e non vuole essere trattata con compassione. Le persone che l’avvicinano un po’ di più sono l’amica Anna e la professoressa d’italiano ma anche quando è con loro Cate non riesce a dimenticare i suoi problemi. La protagonista non si confida, in realtà, con nessuno perché, se lo facesse, la sua rabbia, così intensa, avrebbe effetti devastanti. Sono, purtroppo però, alcune parole dette in un momento di sconforto proprio dall’amata professoressa che per l’unica volta descrive Cate come una “ragazza cicciona, grossa come un baracchino degli hot – dog” a far precipitare la situazione. Quelle poche frasi hanno il potere di far emergere nella protagonista tutta la disperazione, la disillusione, l’amarezza provata in quegli anni e le danno la spinta all’ennesima abbuffata che potrebbe risultare fatale.